Dal 1988 al 1991

La Coppa Uefa e il secondo Scudetto

Dal 1988 al 1991

Dopo l'esordio in Coppa dei Campioni con l'eliminazione al primo turno contro il Real Madrid, 2-0 per le merengues in Spagna e 1-1 nel ritorno al San Paolo, il campionato 1987-88, anche grazie all'innesto del centravanti brasiliano Careca acquistato dal San Paolo, iniziò con cinque vittorie nelle prime cinque gare. Al termine del girone d'andata i partenopei erano primi in classifica con uno score di undici vittorie, tre pareggi e una sconfitta; il Napoli ottenne in seguito altre sette vittorie consecutive. Poi, nelle ultime cinque giornate, il Napoli conquistò un solo punto, perdendo quattro gare di fila, tra le quali lo scontro diretto con il Milan (2-3 al San Paolo) che segnò il sorpasso rossonero sugli azzurri e la conquista da parte dei rossoneri del primo scudetto dell'era-Berlusconi.

La "Ma.Gi.Ca." era il tridente d'attacco del Napoli alla fine della stagione 1987-88, composto da Diego Armando Maradona, Antonio Careca, e Bruno Giordano. Tale soprannome nacque grazie al giornalista Francesco Rasulo dopo la partita Ascoli-Napoli del 31 gennaio 1988, finita 3-1 per i partenopei; in quella gara andarono a segno, nell'ordine, Maradona (su rigore), Giordano e Careca. In quella stagione, il tridente collezionò complessivamente 97 presenze (Maradona 37, Careca 33, Giordano 27) e segnò 47 reti (Maradona 21, Careca 18, Giordano 8).

Il finale di campionato degli azzurri provocò roventi polemiche all'interno della società, con lo spogliatoio del Napoli che si spaccò e si passò così dalle critiche alle "epurazioni": Garella, ceduto all'Udinese, Ferrario, ceduto alla Roma, Bagni, ceduto all'Avellino, e Bruno Giordano, ceduto all'Ascoli, vennero messi alla porta; restarono gli unici a pagare per lo scudetto perso a vantaggio dei rossoneri di Arrigo Sacchi.

Finita in modo burrascoso la stagione, per quella successiva la squadra cambiò radicalmente: per sostituire i giocatori allontanati, il Napoli ricorse a diversi acquisti, tra cui quello di Giuliano Giuliani, di Luca Fusi e del forte centrocampista brasiliano Alemao dell'Atlético Madrid, già compagno di Careca nella Seleção. Entrarono a far parte della dirigenza azzurra Luciano Moggi e Giorgio Perinetti.

Il campionato 1988-89 regalò belle soddisfazioni al Napoli, come il 5-3 esterno alla Juventus (che rimase l'ultima vittoria azzurra in casa juventina fino al 31 ottobre 2009), il 4-1 al Milan e il clamoroso 8-2 al Pescara. Lo scudetto di quell'anno, tuttavia, andò all'Inter "dei record" di Giovanni Trapattoni, una delle migliori formazioni della storia neroazzurra. Fin dalle prime giornate, il campionato fu monopolizzato dai nerazzurri e le altre squadre di vertice sembrarono puntare più decisamente alle competizioni europee.

In Coppa UEFA, gli azzurri partirono subito col piede giusto, eliminando i greci del Paok Salonicco (1-0 e 1-1), i tedeschi orientali del Lokomotive Lipsia (2-0 e 1-1) e i francesi del Bordeaux (0-0 e 0-1). Le sfide più interessanti cominciarono però dai quarti di finale, con il Napoli che si trovò di fronte alla Juventus: dopo lo 0-2 subito nella gara d'andata a Torino, un secco 3-0 al ritorno ribaltò il risultato a favore del Napoli, che passò grazie ad un gol segnato da Renica allo scadere dei tempi supplementari. La semifinale oppose al Napoli i tedeschi del Bayern Monaco. Al San Paolo, che fece registrare il tutto esaurito, il Napoli vinse per 2-0, con gol di Careca e Carnevale e ipotecò la finale. Al ritorno, una doppietta di Careca (2-2 il finale) spianò la strada per la finale contro un'altra tedesca, lo Stoccarda di Jürgen Klinsmann.

Nella gara d'andata, i tedeschi gelarono il San Paolo con la rete di Maurizio Gaudino (per ironia della sorte, figlio di napoletani emigrati in Germania), ma le reti di Maradona prima e di Careca (allo scadere) poi, fissarono il punteggio sul 2-1. Il ritorno a Stoccarda, con oltre 30.000 tifosi azzurri al seguito, fu un trionfo: segnò Alemão, pareggiò Klinsmann, poi Ciro Ferrara e Careca chiusero la partita. Ininfluenti i due gol tedeschi che fissarono il risultato finale sul 3-3, con il Napoli che vinse così la Coppa UEFA del 1989, suo primo trofeo confederale.

La stagione 1989-90 si aprì subito con una notizia clamorosa: Ottavio Bianchi lasciò la panchina azzurra, sostituito da Albertino Bigon. Maradona prolungò la sua permanenza in Argentina e non rientrò in tempo utile per giocare le prime partite di campionato, a causa di problemi con la società cui si diceva avesse chiesto la cessione: voci subito smentite ma mai in modo del tutto convincente; l'argentino tornò in campo solo il 17 settembre 1989, alla quinta di campionato contro la Fiorentina al San Paolo. La squadra intanto acquistava nuovi giocatori, come il centrocampista Massimo Mauro e il giovane fantasista Gianfranco Zola.

In campionato i partenopei partirono subito col piede giusto: sedici risultati utili consecutivi nelle prime sedici gare, tuttora miglior serie positiva nella storia del club. La prima sconfitta arrivò solo all'ultima d'andata, un pesante 0-3 in casa della Lazio, che tuttavia non destò preoccupazioni. Un piccolo calo di rendimento avvicinò l'Inter e il Milan, ma la squadra riuscì a gestire il vantaggio di due punti fino allo scontro diretto: a San Siro i rossoneri vinsero però 3-0 e appaiarono il Napoli in testa alla classifica; due settimane dopo, gli azzurri persero di nuovo a Milano, stavolta contro l'Inter (3-1), e si ritrovarono staccati di due punti dalla vetta.

Molti cominciarono a temere il ritorno degli "spettri" del 1988, ma il Napoli non demorse. Dapprima recuperò un punto (Milan sconfitto a Torino dalla Juventus, e azzurri che pareggiarono a Lecce), mentre la battuta d'arresto con la Sampdoria (2-1 dei liguri allo scadere) fu mitigata dalla caduta dei rossoneri nel derby contro i cugini nerazzurri. A poche giornate dal termine, quando i giochi sembravano ormai fatti, avvenne il celebre "caso della monetina" di Bergamo: sul punteggio di 0-0 tra Atalanta e Napoli, una moneta lanciata dai tifosi nerazzurri colpì alla testa il centrocampista partenopeo Alemão, costringendolo ad abbandonare il campo; il giudice sportivo assegnò il 2-0 a tavolino al Napoli mentre il Milan, bloccato sullo 0-0 dal Bologna, venne così raggiunto dagli azzurri a tre turni dalla fine. Alla penultima giornata, il definitivo sorpasso: rossoneri sconfitti a Verona per 2-1 e Napoli vittorioso 4-2 sul campo di Bologna. Nell'ultima giornata, al San Paolo contro la Lazio, bastava un pareggio per laurearsi campioni: un gol di Marco Baroni dopo appena sette minuti chiuse in fretta la partita e regalò al Napoli il secondo scudetto.

La stagione 1990-91 cominciò con la vittoria nella Supercoppa Italiana, ottenuta battendo la Juventus di Maifredi per 5-1. Il campionato, invece, cominciò male con un solo punto ottenuto nelle prime tre partite. L'inizio in Coppa dei Campioni sembrò favorevole al Napoli, che ottenne una convincente doppia vittoria sugli ungheresi dello Újpesti Dózsa, squadra che aveva già incontrato nella Coppa delle Coppe del 1963, quando si chiamava Újpesti TE. Al secondo turno però gli azzurri vennero eliminati dallo Spartak Mosca ai rigori, dopo un doppio 0-0. La crisi continuò per tutto l'anno, e il Napoli chiuse la stagione con un modesto settimo posto.

Si chiuse così il primo importante ciclo del Napoli, in coincidenza con il declino di Maradona a seguito delle vicende personali che lo costrinsero a lasciare Napoli e l'Italia in modo amaro. Dal 1991, dopo che il fuoriclasse argentino lasciò Napoli, la squadra si avviò verso un lento ma costante declino.

Stagioni

1987-88
1988-89
1989-90
1990-91

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