Dal 1896 al 1926

Dagli Inglesi del Naples all'Internapoli

Dal 1896 al 1926

Il calcio salì all'onore delle cronache napoletane dal 1896, anno in cui il Campo di Marte, all'epoca sede destinata alle corse dei cavalli nel capoluogo campano, fu teatro di una partita di calcio fra la squadra del Reale Club Canottieri Italia, club di canottieri e velisti, e una formazione mista degli altri circoli nautici cittadini. Nel 1901, inoltre, la polisportiva Virtus Partenopea partecipò ai tornei calcistici FGNI. Infine, tra aprile e maggio del 1905 i quotidiani Il Mattino e Il Giorno annunciarono la fondazione di una squadra di calcio cittadina, il Football Club Partenopeo (o Napoli Foot-Ball Club, secondo Il Giorno), nella quale giocavano i fratelli Antonio, Paolo e Michele Scarfoglio, figli dei fondatori del Mattino Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao; la squadra giocava al Vomero, presso la funicolare di Chiaia, mentre la sede provvisoria fu posta in casa Scarfoglio in via Monte di Dio 1. Tuttavia il club scomparve in breve tempo e alcuni suoi elementi confluirono nel futuro Naples. Un contributo decisivo per la diffusione del calcio a Napoli lo diedero gli equipaggi di navi inglesi sbarcati nel porto cittadino: al Mandracchio, rudimentale campo in corrispondenza del porto, avvennero molti incontri tra questi equipaggi e sportivi partenopei.

L'affermazione a livello popolare del football a Napoli risalì, invece, al novembre 1905, quando fu fondata la sezione calcio del Reale Club Canottieri Italia, la prima importante squadra calcistica cittadina, la quale, nel 1906, mutò il proprio nome in Naples Foot-Ball Club. Nel marzo 1911 i blucelesti giocarono contro i marinai-giocatori della nave Arabik, che pochi giorni prima avevano battuto a Genova la blasonata squadra del Genoa per 3-0. Il Naples si impose per 3-2 con le reti di Mc Pherson, Michele Scarfoglio e Chaudoir. Tra la fine del 1907 e i primi mesi del 1908 si costituirono la Società Sportiva Napoli dei fratelli Matacena; l'aristocratica Open Air Sporting Club, istituita dal Marchese Michele Ruffo della Scaletta, da Alfonso Parise e Alfredo Vittorio Reichlin, nonché dai fratelli Costa, Verusio, D'Andria e Panagia; lo Sport Club Audace di Gustavo Romano, di Pepèn Cangiullo e dei fratelli De Giuli, con maglie biancoverdi; la Juventus Sporting Club. Infine, nel 1909 si formarono l'Ilva Bagnolese e l'Associazione Calcio Vomero, e nel gennaio 1910 si costituì lo Sport Club Elios di Matteo Giovinetti con casacche a scacchi bianconeri. Questi sodalizi, tuttavia, avevano un seguito limitato rispetto al Naples.

Nei primi anni il Naples vinse alcune competizioni minori fra le quali due Coppa Lipton, conquistate battendo il Palermo (nel 1909 per 4-2 e nel 1911 per 3-2), la Coppa Salsi, conquistata sconfiggendo altre squadre campane, e la Coppa Noli da Costa (Pasqua 1914). A partire dal 1908 il Naples disputò anche alcuni campionati ufficiali della Federazione di Seconda e di Terza Categoria, vincendo due campionati meridionali di Seconda Categoria (nel 1909-1910 e nel 1910-1911) e altrettanti campionati regionali di Terza Categoria (nel 1908 e nel 1909).

Nel 1911 la componente estera del Naples si distaccò da quella italiana dando vita all'Unione Sportiva Internazionale Napoli. L'anno successivo la FIGC, in seguito all'approvazione del progetto Valvassori-Faroppa all'Assemblea Federale estiva, decise di ammettere per la prima volta al campionato di Prima Categoria (allora la massima serie) le squadre del centro-sud. Le due squadre partenopee si affrontarono in un acceso derby nella semifinale centro-sud. Il Naples ne uscì vincitore grazie a due vittorie per 2-1 e 3-2. Perse poi la finale centro-sud contro la Lazio. Nella stagione successiva l'Internazionale si prese la rivincita eliminando il Naples sempre nella semifinale centrosud, per disputare poi la finale centro-sud nella quale si affermò nuovamente la Lazio.

Nel 1919, dopo la sospensione dovuta alla guerra, il campionato riprese. Rispetto all'ultimo torneo disputato, aumentò notevolmente il numero delle squadre della Campania. Le squadre campane partecipanti al campionato passarono dalle due sole iscritte nel 1914-15 (il Naples e l'Internazionale) a ben sei nel 1919-20 (Puteolana, Bagnolese, Pro Napoli e Pro Caserta). Negli anni dal 1919 al 1922, caratterizzati dal dominio della Puteolana in ambito regionale (nel 1921-22 la squadra puteolana raggiunse addirittura la Finale di Lega Sud perdendola contro la Fortitudo di Roma), il Naples e l'Internazionale non brillarono particolarmente raggiungendo al massimo le semifinali interregionali. Nel 1919-20 fu l'Internazionale a qualificarsi alla fase interregionale, chiudendo il gironcino a tre con squadre laziali e toscane come fanalino di coda, mentre nel 1920-21 fu il Naples a compiere l'impresa di qualificarsi alle Semifinali, approfittando in tal caso della squalifica della Puteolana prima sul campo ma squalificata e tolta dalla classifica per punirla di un'invasione di campo nell'ultima partita di campionato contro il Naples.

Nel frattempo, la Puteolana, finalista della Lega Sud nella stagione precedente, non si iscrisse al Campionato di Prima Divisione 1922-23, ma ciò non bastò all'Internaples per riconquistare il dominio regionale, venendo in quegli anni il Campionato Campano e quello centro-meridionale dominato dal Savoia di Torre Annunziata (che nel 1924 raggiunse addirittura la finalissima contro il Genoa, venendo eliminata con onore per 3-1 e 1-1). Nelle stagioni 1922-23 e 1923-24 l'Internaples venne eliminato nelle Semifinali di Lega Sud, mentre nel 1924-25 venne eliminato addirittura nel girone campano dal solito Savoia e dalla sorpresa Cavese.

Nell'estate del 1925, tuttavia, il Savoia non riuscì ad iscriversi alla Prima Divisione, e l'Internaples, rinforzato dagli arrivi dell'allenatore Carcano e da un giovane Giovanni Ferrari dall'Alessandria, voluti dal nuovo presidente Ascarelli, riuscì a riconquistare il primato regionale laureandosi Campione di Campania lasciandosi alle spalle la Bagnolese e accedendo così alle Semifinali di Lega Sud. Vinto anche il Girone di Semifinale, affrontò nella Finale di Lega Sud l'Alba di Roma, vincitrice dell'altro girone di semifinale dopo un acceso testa a testa con la Bagnolese. La gara di andata, disputata a Roma, fu disastrosa e l'Internaples venne travolto 6-1; ciò, di fatto, compromise la qualificazione alla finalissima per lo scudetto, in quanto proprio nella stagione 1925-26 la FIGC aveva introdotto il quoziente reti, ragion per cui l'Internaples avrebbe dovuto vincere con almeno sei reti di scarto per portare il quoziente reti a proprio favore e qualificarsi ai danni dell'Alba; con una vittoria con cinque reti di scarto, avrebbe costretto l'Alba alla bella in campo neutro, mentre, con qualsiasi altro risultato, si sarebbe qualificata l'Alba. Al ritorno l'Internaples si fiondò all'attacco nel tentativo di segnare quante più reti possibile ma riuscì a portarsi in vantaggio di una sola rete, ma l'Alba riuscì a pareggiare, chiudendo il discorso qualificazione e laureandosi campione del Sud con 3 punti contro il solo punto dell'Internaples. Vi fu un'invasione di campo da parte dei tifosi partenopei al termine dell'incontro, che portò a pesanti sanzioni: il campo dell'Internaples (l'Arenaccia) fu squalificato per parecchi mesi, per cui il Napoli dovette trasferirsi sul campo della Bagnolese, e l'allenatore Carcano e l'attaccante Ferrari, constatato il clima agitato, decisero di lasciare la squadra.

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