Calciomercato, baby Napoli: un futuro d'oro

La politica di De Laurentiis ha portato nella società giovani di grande talento che assicurano il domani  

corrieredellosport.it
09/01/2016 11:10
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NAPOLI - Il Progetto: è nei fatti, meglio ancora nella carta d’identità, si potrebbe dire anche nella diversità di fare calcio, ed è sempre andata così, da Lavezzi sino a Rog. L’Idea che non invecchia mai mira a ringiovanire il Napoli, che ha scelto di fare come sa, reinvestendo quanto incassato dall’addio di Higuain e credendo in se stesso, in quell’elisir per rimanere competitivi lasciandosi cullare dall’onda verde.


I BABY - L’energia rinnovata è in Amadou Diawara (19), Marko Rog (21), Piotr Zielinski (22), fanno sessantadue anni in tre ed una allegria ed un talento ed una versatilità su cui il Napoli ha puntato senza indugi, insistendo su quella ch’è divenuta una filosofia, uno stile di vita. È il calcio di chi vuole guardare lontano perché - ovviamente sulla carta - il prossimo decennio è stato opzionato: poi, è chiaro, ci sarà il campo, ma le risposte (del passato) sono state entusiasmanti e quelle sono prove.



IL BOMBER - Il football in salsa partenopea, sin dall’estate del 2007, ha una natura inconsueta, insegue il futuro andandolo a scovare quasi nella culla, ed è una volontà netta, precisa, praticamente inattaccabile: Arkadiusz Milik (22) ha rappresentato l’ennesima regola all’interno di un’eccezione ch’è la politica stessa d’un club «alternativo» e che raramente (come con Giaccherini) rinuncia al proprio profilo. Il polacco è piaciuto subito. Non solo per i gol ma per quel modo di imporsi in campo, dopo appena due partite in serie A.


LA GARANZIA - Nikola Maksimovic (25 a novembre) è persino più avanti degli altri in età, eppure rientra ancora in quella fascia da considerare giovane: e appena al di là di questa soglia, ritenuta la frontiera oltre la quale provare a non spingersi, c’erano, ad esempio, Callejon e Mertens, arrivati a Napoli a ventitrè anni; mentre ben al di qua andavano inseriti i Koulibaly, gli Jorginho, i Gabbiadini, atterrati a Capodichino da ventitreenni o giù di lì. Il serbo si è lasciato male con Mihajlovic, forse perché l’allenatore del Torino conosce bene il talento del ragazzo e non avrebbe mai voluto vederlo partire nella sua prima stagione sulla panchina granata.

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