Sarri, lezione ai Francesi

Il punto del Direttore Alessandro Vocalelli dopo la vittoria del Napoli contro il Nizza nei preliminari di andata di Champions League

corrieredellosport.it
08/17/2017 07:18
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ROMA - Il Napoli ha ipotecato il passaggio alla fase a gironi di Champions, divertendo e divertendosi, come è nella natura del suo popolo, dei suoi tifosi. E’ questo il marchio di fabbrica della squadra di De Laurentiis e Sarri, capaci di andare oltre al risultato a tutti i costi. La missione - come ci ha personalmente confidato il tecnico - è di provare a vincere con il gioco, con lo spettacolo, perché venga premiato l’attacco più prolifico e non la difesa più impermeabile. D’altronde, come dice il vecchio detto, la miglior difesa è l’attacco. Un principio che fa storcere la bocca a quelli che non sono mai contenti, devono a tutti i costi guardare all’imperfezione piuttosto che al quadro generale


La verità - e non se la prendano tutti gli altri allenatori, alcuni dei quali particolarmente bravi - è che in Italia c’è una sola filosofia riconoscibile: il “sarrismo”. Con i suoi tanti pregi, con il suo modo estremo di concepire il calcio e con qualche - inevitabile - concessione agli avversari. Logico che giocando spesso in apnea, si finisca per fare qualche sospirone lungo: ma sarebbe - anzi è, perché qualcuno ci prova - dicevamo che è presuntuoso  credere che Sarri non ci abbia ragionato sopra. La realtà, e ci piace moltissimo, è che il Napoli ha scelto la strada più suggestiva, più romantica, più coraggiosa o più rischiosa a seconda dei punti di vista, per essere se stesso. Cioè quel gruppo divertente e divertito che piace alla sua gente. Fatto sta che il primo tempo - perché la partita è sui 180 minuti - è finito con un due a zero che in Europa è sempre un risultato di riguardo. Contro un’avversaria di riguardo. Perché magari vi diranno anche che il Nizza, in fondo, non era così pericoloso. Ignorando il terzo posto dello scorso anno - dietro Monaco e Psg - e ignorando che il campionato francese è cominciato già da un paio di settimane, con inevitabili vantaggi dal punto di vista della condizione. E solo una strategia intelligente ha potuto consentire al Napoli di non finire arrosto nel forno del San Paolo. Se De Laurentiis, imitando molti suoi colleghi presidenti, non avesse accettato un ritiro all’antica tra i monti dell’Italia, ma fosse andato a caccia di denari dall’altra parte del mondo, sarebbe finita - credeteci, su questo - in maniera molto differente.


Insomma, almeno fino a questo punto ha funzionato molto, se non tutto. Ha funzionato una squadra che sa quello che vuole, sa come andare a prenderlo, conosce uno spartito e lo mette in pratica con tutti i solisti che vanno a fondersi in un coro. Ed è banale, perché accecante, raccontare di un Mertens ancora formidabile, capace di costruirsi il primo gol - scatto, suola e tocco - e poi di guadagnarsi un calcio di rigore. Ma il calcio è come quella squadra di ciclisti in cui, per far vincere il campione, sono importantissimi i gregari. E allora ci piace dire: ma quanto è bravo Hysaj. Un altro che ha voluto Sarri, un allenatore che conosce il calcio e i calciatori. Il gioco e i giocatori. Attenti, perché non è così scontato

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