De Laurentiis contro Tavecchio: «Da diritti tv esteri cifre ridicole»

Il presidente del Napoli critica il presidente della Figc, che è anche commissario della Lega di Serie A, e il subcommissario Nicoletti

corrieredellosport.it
10/10/2017 17:55
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ROMA - Aurelio De Laurentiis non è certo il presidente con i peli sulla lingua e lo ha dimostrato ancora una volta parlando della vendira dei diritti tv internazionali della Lega Serie A.


«Abbiamo ottenuto offerte a dir poco mortificanti per un grande errore fatto da Tavecchio, Nicoletti e Infront, che è al suo ultimo mandato ma ci crea dei danni
- ha detto il numero uno del Napoli -. Essere intorno ai 350, 355 o 360 milioni è molto ridicolo. Sapevo che avremmo aperto buste sufficienti per la fame di soldi di alcuni club ma che avrebbero impedito ai 5 più importanti di diventare competitivi nei prossimi quattro anni». De Laurentiis contesta poi in particolare  l'advisor della Lega Serie A: «Infront cura anche gli interessi della Figc, che quindi non andrà mai contro Infront. Dirà sempre 'bravi, bene, fantastico!'. E tutti vissero felici e contenti. Non sono inc... ma deluso. De Siervo a capo di Infront l'ha messo Renzi, e con tutto il rispetto che ho per Renzi non credo che Luca Lotti sarebbe mai andato contro Infront. C'è tutto questo ingranaggio che fa faticare il calcio italiano».


Il presidente del Napoli undica poi la sua ricetta: «Dobbiamo cambiare lo statuto, assumere un ad che si dedichi a migliorare la vendita dei diritti e massimizzare gli introiti e vendiamo prima? Cos'è questa fretta?». De Laurentiis contesta i tempi del bando per i diritti tv internazionali della Lega Serie A. «Già a Infront avevamo detto di non fare il bando per l'Italia perché non era il momento: ha disconosciuto il suggerimento e abbiamo fallito, ci ha creato un danno. Questi 350-360 milioni ci portano al baratro: il gap con i campionati stranieri aumenterà a dismisura. Visto quanto è aumentato il costo dei giocatori, non potremo acquistare più nulla. Mi meraviglio che Inter e Milan, comprate dai cinesi, cadano nel baratro di questo misunderstanding. Il calcio italiano dovrà dire addio alla sua gloria per molti altri anni grazie questo caos che c'è. Lo dico serenamente, non con animosità o con astio. Verifico una constatazione, da uno che vive di licenza di diritti perché è quello che faccio da 45 anni nel cinema. Conosco i player e i territori di tutto il mondo, so che bisognerebbe lavorare territorio per territorio, broadcaster per broadcaster. È chiaro che le agenzie dicono ai broadcaster: 'Tu non ti muovere, offri di meno, poi tanto li assegno a te i diritti tv'. Però insieme ai diritti del calcio assegnano i diritti che hanno su atletica, tennis, Formula 1, su cui hanno un tornaconto maggiore. Allora si fa presto a spostare cifre su contenuti diversi. E poi non voglio dire altro».

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