Da Insigne a Jorginho: l'idea Napoli plasma l'Italia

Le intuizioni di Sarri e Ancelotti alla base del rilancio azzurro: un modello che ha conquistato il ct Mancini

10maggio87.it
10/17/2018 09:31
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NAPOLI - S'era capito subito che non sarebbe stata una sera come tutte le altre, ma forse non s’era intuito dove ci avrebbe portato quell’Idea: si scorgevano le tracce, certo, e anche “fisionomicamente” se ne stava avendo una espressione. Poi, rieccoli là: un tocco e via, tutto corto, nello stretto, per allargare il campo, per attirare la Polonia in un recinto, farla avvicinare, uscire, e poi andare a cogliere le sue debolezze ed esaltare le nostre virtù ormai sbarazzetesi dalle pruderie. E poi, ancora, e di nuovo, quel tiki-taka accennato e poi sempre più ridondante, e quei tre piccoletti, dài: un “copia e incolla”, ma con rispetto per il ct e ci mancherebbe, che altro di suo aveva provveduto a innestare, perché a naso, a occhio, a percezione pure nell’allegria delle movenze stava esplodendo un Napoli travestito da Italia o viceversa.


ATTENTI A QUEI DUE - Che poi, nei singoli, ne sono esplosi due: “finalmente” Jorginho in mezzo al campo, un romantico “bobby” inglese cresciuto a Castel Volturno, scovato da Benitez e riprodotto da Sarri nella sua versione play basso; e Insigne, là davanti, modellato da Ancelotti a propria immagine e somiglianza di una verticalità o da falso nueve o da sottopunta o da diavolo in persona, uno che sta nei pressi della porta e la vede centralmente, dinnanzi a sé.


MUSICA - Ma è stato il concerto, nella sua complessità, che ha indotto ad avvicinare l’uno e l’altro, in questo «Napoli, Italia» che ha varie affinità, che premia il coraggio del ct di osare, andando a palleggiare in faccia alla Polonia - e dopo averlo fatto per un tempo anche con l’Ucraina - e rielaborando un concetto che è un po' "sarriano" e un po’ "ancellottiano" ma che poi, fondendolo, diviene "manciniano", perché a ognuno il suo.

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