NAPOLI - «D12, D12, D12...permesso, scusi...D12, D12...scusi...ah eccolo!». La maglia è quella delle grandi occasioni, tirata fuori dal cassetto poco prima di uscire, assieme alla sciarpa azzurra con scritto "Forza Napoli": "André Cruz - 6" si legge sulla schiena. «Pensavo fossimo di meno oggi, sa?». «Eh sì chiaro, è la prima lo so, ma è comunque Serie C1». Il vicino di posto si aggiusta il cappellino in testa, probabilmente sperando di non avere un'altra interazione. «Che poi, questa Cittadella dov'è?». «Ah, Veneto». L'uomo con il cappello inizia a scartare un panino. «Sembrano un po' il Torino, non trova? Sembra un po' di essere ancora in A». Nessuna risposta da sotto la visiera.
«Tra l'altro, ha sentito? Il primo allenamento dicono che non c'erano nemmeno i palloni! Un mio amico mi ha raccontato che è andato a comprarli Montervino assieme a Montesanto». «Eh sì, non era scontato rimanessero dopo il fallimento, lo dico pure io». Gli altoparlanti dello stadio diffondono "Calma e Sangue Freddo" di Luca Dirisio. «Poi sono curioso di vedere cosa farà Sosa. È veramente forte di testa. Gli tocca pure indossare la 10 di Maradona, bella responsabilità». I 45.000 che riempiono il San Paolo iniziano a rumoreggiare. «Uh eccoli eccoli! Stanno entrando in campo! Un po' spento l'azzurro delle maglie, non trova? Però, devo dire, non è male senza sponsor. Magari resta così tutto l'anno».
LA SQUADRA - In estate, con il fallimento, il Napoli aveva perso inevitabilmente tutti i calciatori che aveva sotto contratto nella stagione precedente, in cui militava in Serie B. Gli unici che avevano deciso di rimanere firmando un contratto con il nuovo Napoli Soccer sono stati i due centrocampisti Montervino e Montesanto. Assieme a loro, uno dei primi a sposare la causa partenopea era stato l'ariete dell'Udinese Roberto Sosa, sceso quindi di due categorie. C'era però poco tempo per fare mercato e all'inizio anche pochi soldi, quindi in automatico ci si era buttati su prestiti e occasioni varie. Si era presenta così a Napoli una truppa piuttosto eterogenea, composta dai diciottenni Ignazio Abate e Nicola Pozzi in prestito dal Milan, Emanuele Berrettoni – una presenza in Champions con la Lazio – il portiere della Reggina Emanuele Belardi, l'ex nazionale svedese Corneliusson, Leandro Guerreiro – che poi diventerà capitano del Botafogo – e tanti altri.
A gennaio 2005 i soldi finalmente ci sono e Pierpaolo Marino fa spesa grossa: arrivano Calaiò, Gautieri, Pià e Giubilato tra gli altri. Assieme a loro giunge in sordina al San Paolo anche Gianluca Grava. Diventerà poi, al pari di Calaiò, uno dei pilastri del Napoli che completa la risalita in Serie A. Nell'estate del 2006 arriveranno altri pezzi di quella squadra, come Amodio e Bogliacino, oltre a Ruben Maldonado, il famigerato calciatore della valigetta di Enrico Preziosi. A gennaio arriverà poi pure Ivano Trotta, una presenza con la Juventus nel 1997.
Come si può notare, in quei due anni di Serie C1 sono molti i volti che passano per lo Stadio San Paolo. Dal punto di vista realizzativo la copertina se la sono presa Sosa e Calaiò, ma sono diversi i giocatori ad essere rimasti nella memoria dei tifosi, per i motivi più vari. Da Grava, che ancora oggi è al Napoli come responsabile del settore giovanile, a Corneliusson, che adesso fa l'istruttore di crossfit in Svezia, passando per Claudio Terzi che ha smesso di giocare a calcio solo lo scorso anno, o Robson Toledo che ancora corre dietro ad un pallone in una squadra di Seconda Categoria di Latina. Ad ogni modo, i loro sforzi non bastano per riportare subito il Napoli in Serie B. I play-off li vince l'Avellino, che al Partenio si impone di misura per 2-1.
MAGLIA E SPONSOR - Il Napoli si presenta ai nastri di partenza della stagione 2004/05 di Serie C1 con un nuovo sponsor tecnico, un nuovo stemma e senza main sponsor. Legea aveva già disegnato e prodotto le divise per una stagione di Serie B che non si disputò mai e con il fallimento il contratto era finito chiaramente in fumo. Quindi entra in gioco Kappa, che realizza tre divise per i partenopei. La prima è azzurra, anche se da più parti viene il colore viene criticato perché "troppo celeste", che finirà poi per accompagnare il Napoli per molte stagioni, anche dopo il ritorno in Serie A. La seconda maglia è bianca, mentre la terza è rossa. Tutte molto semplici.
I colori verranno mantenuti anche nella stagione 2005-06, anche se alle tre divise già menzionate si aggiungerà una quarta maglia a strisce biancoazzurre, stile Argentina. Un disegno ricorrente nella storia del Napoli. Anche lo stemma è una costante tra le due stagioni, o meglio, una costante fino ai giorni nostri. Fondamentalmente riprende il logo precedente, che è quello storico del Napoli, ma è modernizzato e ripulito delle scritte. Solo nel 2004/05 compare sotto lo stemma la scritta "Napoli Soccer". Sì, perché "Società Sportiva Calcio Napoli" è svanito assieme alla società finita in fallimento e il nome scelto da Aurelio De Laurentiis per iscrivere il nuovo club è proprio "Napoli Soccer".
Il piatto forte dell'estetica del Napoli della Serie C sono però gli sponsor che campeggiano sul petto dei giocatori. E se conoscete abbastanza bene De Laurentiis, sapete già cosa vi potete aspettare. Dopo sette giornate con la maglia immacolata, in Napoli-Chieti 1-2 compare il primo logo commerciale sulla divisa azzurra. Che cosa pubblicizza? Un film con Jude Law – girato totalmente in digitale, precisa la stampa dell'epoca – distribuito in Italia dalla FilmAuro di De Laurentiis: Sky Captain. Seguiranno Christmas in Love, Manuale d'Amore e, nella stagione successiva, Crash-Contatto Fisico. Gli sponsor cinematografici saranno prima inframezzati dalla presenza del logo della catena di supermercati di Maurizio Zamparini, Mandi (che in friulano significa "ciao") e poi sostituiti dal logo dell'acqua Lete. Sì, il pataccone rosso amato da grandi e piccini.
AVELLINO-NAPOLI - Che coincidenza! Anche lei è venuto in trasferta? Ma quante possibilità c'erano di trovarsi?". Il sole picchia forte sullo stadio Partenio di Avellino, è ormai giugno inoltrato. "Si ricorda? Eravamo seduti vicino alla prima, col Cittadella. Divertente quel 3-3". I cori di avellinesi e napoletani quasi coprono la risposta dell'uomo con il cappellino. "Dai, tutto sommato non è andata male sta stagione".
Nella prima parte di stagione il Napoli ha discretamente faticato, trovandosi a ridosso della zona playoff durante le vacanze di Natale. Il mercato fatto in fretta e furia, pescando tra chi era rimasto disponibile a settembre, non ha aiutato, così come la preparazione atletica quasi nulla. A gennaio Gian Piero Ventura è stato sostituito da Edi Reja, e il mercato ha portato nomi importanti per la categoria. La rimonta riesce, anche se in parte, e il Napoli conclude la regular season al terzo posto, dietro a Rimini e Avellino. Nei playoff supera la Sambenedettese in semifinale e in finale ritrova i corregionali biancoverdi, che in campionato non era riuscito a battere né all'andata né al ritorno.
"Soprattutto da gennaio, vero. Quel Ventura mica mi piaceva, secondo me più in alto della Serie B non può allenare". Le squadre stanno entrando in campo, la tensione è palpabile. La partita d'andata è terminata 0-0, quindi ci si gioca tutto ad Avellino. "Mi ha chiesto chi gioca oggi? Certo, glielo dico subito". In campo, nel frattempo, Reja stringe la mano a Francesco Oddo. "Gianello; Bonomi, Giubilato, Accursi, Grava; Montervino, Montesanto; Mora, Pià, Capparella; Sosa". L'uomo con il cappellino ringrazia. "Abbiamo visto di peggio quest'anno, no?"
NAPOLI-PERUGIA - Che fai domani alla fine?". Uno dei primi veri caldi avvolge lo Stadio San Paolo, che trabocca di tifosi. "Niente male come programma per Pasqua. Speriamo ci facciano passare una bella Pasqua pure questi qua". Punta con il dito verso il campo, dove ci sono undici maglie azzurre e undici maglie rosse. Le seconde le indossano i giocatori del Perugia. "Finora ha portato fortuna sedersi vicini, chi lo avrebbe detto dopo Avellino". I 70.000 tifosi presenti fanno un rumore infernale, i cori rimbombano nello stadio. "Vero, eravamo seduti al contrario, però dal gol dell'1-2 di Sosa ci siamo invertiti. Era quello il problema". L'arbitro fischia l'inizio. "Vediamo di vincerlo oggi, non credo di reggerne un'altra".
Il Napoli, rimasto scottato dalla sconfitta nei playoff dell'anno precedente, nel 2005/06 è la squadra da battere. Nella prima parte di stagione ha luogo una bizzarra sfida per il primo posto tra i partenopei e la Sangiovannese, ma presto i toscani si staccano, come farà anche il Frosinone, che aveva tentato di prendere il ruolo di sfidante. Nonostante un rallentamento a inizio 2006 il Napoli arriva alla vigilia di Pasqua con la possibilità di vincere il girone con tre giornate d'anticipo, trascinato dai gol dell'Arciere Calaiò.
Ha segnato il Chieti! Ha segnato il Chieti!". Si girano una trentina di teste dalle file davanti. "Giuro! Quello laggiù ha una radio. Il Frosinone sta perdendo". Si abbracciano. Il cappellino salta via. L'abbraccio si estende anche alle file sopra e sotto. Qualcuno lancia dei coriandoli fatti con il programma della partita. "Però un gol per stare tranquilli andrebbe fatto".
"L'ARCIERE! L'ARCIERE! Vieni qua! Abbracciami!" Lo stadio è esploso, le bandiere azzurre che sventolano fanno sembrare gli spalti il mare in tempesta. "Ho fatto bene a comprare la sua maglia". Da dietro arrivano pacche sulle spalle e sulla schiena, c'è chi si abbraccia e chi già piange. Il gol di Capparella a metà secondo tempo servirà solo a sigillare il risultato. "Ti rendi conto che torniamo in Serie B? Ti rendi conto? Niente più Sangiovannese, Cittadella o altre squadre che nemmeno sappiamo da dove vengono". Dopo altri venti minuti, in cui era scritto nelle stelle che il Perugia non avrebbe mai segnato, l'arbitro fischia la fine. Il Napoli è in Serie B.
Tutti piangono e si abbracciano, in campo e sugli spalti. El Pampa Sosa si erge a capopopolo, a cavalcioni della traversa, guidando la gioia di compagni e tifosi. Reja viene lanciato in aria dai suoi giocatori. De Laurentiis ha deciso di tenerlo dopo la sconfitta in finale playoff l'anno precedente e la scelta ha ripagato. Ad esultare e commuoversi in mezzo al campo ci sono Montervino e Montesanto, che c'erano quando non c'era una squadra, c'è Calaiò che ha segnato pure quel giorno e si avvia ad essere capocannoniere, c'è il giovane Luigi Vitale assieme a Gaetano Fontana, che di anni ne ha già fatti 36. Tutti uniti, assieme ai tifosi, in un enorme liberazione e sollievo: l'incubo della Serie C1 è finalmente finito.
EPILOGO - "Ma tu sei..." I petardi scoppiano in lontananza, più vicini, invece, risuonano i clacson e i cori dei tifosi. "Eh sì, parecchio che non ci si vede. Sei ancora abbonato nello stesso posto?" Vengono interrotti da un gruppetto di ragazzi che canta e festeggia. "No io oggi ero dall'altra parte invece, con i bambini. È già il secondo anno che li porto allo stadio". Passa una macchina, dal finestrino sbuca fuori un ragazzo con la maglia del Napoli e un bandierone che sventola seguendo il movimento dell'auto. "Ma ti ricordi quella volta? Credo fosse la prima che ci vedevamo. 3-3 era finita, giusto? Pensa tu, contro il Cittadella giocavamo". Iniziano a sentirsi e vedersi dei fuochi d'artificio parecchio vicini, che rischiarano i tetti delle macchine e le facce della gente. "E quel cappellino ce l'hai ancora? Ti tocca cambiarlo mi sa, ce ne vuole uno con il 3 al posto del 2 dentro lo scudetto".
NAPOLI - «D12, D12, D12...permesso, scusi...D12, D12...scusi...ah eccolo!». La maglia è quella delle grandi occasioni, tirata fuori dal cassetto poco prima di uscire, assieme alla sciarpa azzurra con scritto "Forza Napoli": "André Cruz - 6" si legge sulla schiena. «Pensavo fossimo di meno oggi, sa?». «Eh sì chiaro, è la prima lo so, ma è comunque Serie C1». Il vicino di posto si aggiusta il cappellino in testa, probabilmente sperando di non avere un'altra interazione. «Che poi, questa Cittadella dov'è?». «Ah, Veneto». L'uomo con il cappello inizia a scartare un panino. «Sembrano un po' il Torino, non trova? Sembra un po' di essere ancora in A». Nessuna risposta da sotto la visiera.
«Tra l'altro, ha sentito? Il primo allenamento dicono che non c'erano nemmeno i palloni! Un mio amico mi ha raccontato che è andato a comprarli Montervino assieme a Montesanto». «Eh sì, non era scontato rimanessero dopo il fallimento, lo dico pure io». Gli altoparlanti dello stadio diffondono "Calma e Sangue Freddo" di Luca Dirisio. «Poi sono curioso di vedere cosa farà Sosa. È veramente forte di testa. Gli tocca pure indossare la 10 di Maradona, bella responsabilità». I 45.000 che riempiono il San Paolo iniziano a rumoreggiare. «Uh eccoli eccoli! Stanno entrando in campo! Un po' spento l'azzurro delle maglie, non trova? Però, devo dire, non è male senza sponsor. Magari resta così tutto l'anno».
LA SQUADRA - In estate, con il fallimento, il Napoli aveva perso inevitabilmente tutti i calciatori che aveva sotto contratto nella stagione precedente, in cui militava in Serie B. Gli unici che avevano deciso di rimanere firmando un contratto con il nuovo Napoli Soccer sono stati i due centrocampisti Montervino e Montesanto. Assieme a loro, uno dei primi a sposare la causa partenopea era stato l'ariete dell'Udinese Roberto Sosa, sceso quindi di due categorie. C'era però poco tempo per fare mercato e all'inizio anche pochi soldi, quindi in automatico ci si era buttati su prestiti e occasioni varie. Si era presenta così a Napoli una truppa piuttosto eterogenea, composta dai diciottenni Ignazio Abate e Nicola Pozzi in prestito dal Milan, Emanuele Berrettoni – una presenza in Champions con la Lazio – il portiere della Reggina Emanuele Belardi, l'ex nazionale svedese Corneliusson, Leandro Guerreiro – che poi diventerà capitano del Botafogo – e tanti altri.
A gennaio 2005 i soldi finalmente ci sono e Pierpaolo Marino fa spesa grossa: arrivano Calaiò, Gautieri, Pià e Giubilato tra gli altri. Assieme a loro giunge in sordina al San Paolo anche Gianluca Grava. Diventerà poi, al pari di Calaiò, uno dei pilastri del Napoli che completa la risalita in Serie A. Nell'estate del 2006 arriveranno altri pezzi di quella squadra, come Amodio e Bogliacino, oltre a Ruben Maldonado, il famigerato calciatore della valigetta di Enrico Preziosi. A gennaio arriverà poi pure Ivano Trotta, una presenza con la Juventus nel 1997.
Come si può notare, in quei due anni di Serie C1 sono molti i volti che passano per lo Stadio San Paolo. Dal punto di vista realizzativo la copertina se la sono presa Sosa e Calaiò, ma sono diversi i giocatori ad essere rimasti nella memoria dei tifosi, per i motivi più vari. Da Grava, che ancora oggi è al Napoli come responsabile del settore giovanile, a Corneliusson, che adesso fa l'istruttore di crossfit in Svezia, passando per Claudio Terzi che ha smesso di giocare a calcio solo lo scorso anno, o Robson Toledo che ancora corre dietro ad un pallone in una squadra di Seconda Categoria di Latina. Ad ogni modo, i loro sforzi non bastano per riportare subito il Napoli in Serie B. I play-off li vince l'Avellino, che al Partenio si impone di misura per 2-1.
MAGLIA E SPONSOR - Il Napoli si presenta ai nastri di partenza della stagione 2004/05 di Serie C1 con un nuovo sponsor tecnico, un nuovo stemma e senza main sponsor. Legea aveva già disegnato e prodotto le divise per una stagione di Serie B che non si disputò mai e con il fallimento il contratto era finito chiaramente in fumo. Quindi entra in gioco Kappa, che realizza tre divise per i partenopei. La prima è azzurra, anche se da più parti viene il colore viene criticato perché "troppo celeste", che finirà poi per accompagnare il Napoli per molte stagioni, anche dopo il ritorno in Serie A. La seconda maglia è bianca, mentre la terza è rossa. Tutte molto semplici.
I colori verranno mantenuti anche nella stagione 2005-06, anche se alle tre divise già menzionate si aggiungerà una quarta maglia a strisce biancoazzurre, stile Argentina. Un disegno ricorrente nella storia del Napoli. Anche lo stemma è una costante tra le due stagioni, o meglio, una costante fino ai giorni nostri. Fondamentalmente riprende il logo precedente, che è quello storico del Napoli, ma è modernizzato e ripulito delle scritte. Solo nel 2004/05 compare sotto lo stemma la scritta "Napoli Soccer". Sì, perché "Società Sportiva Calcio Napoli" è svanito assieme alla società finita in fallimento e il nome scelto da Aurelio De Laurentiis per iscrivere il nuovo club è proprio "Napoli Soccer".
Il piatto forte dell'estetica del Napoli della Serie C sono però gli sponsor che campeggiano sul petto dei giocatori. E se conoscete abbastanza bene De Laurentiis, sapete già cosa vi potete aspettare. Dopo sette giornate con la maglia immacolata, in Napoli-Chieti 1-2 compare il primo logo commerciale sulla divisa azzurra. Che cosa pubblicizza? Un film con Jude Law – girato totalmente in digitale, precisa la stampa dell'epoca – distribuito in Italia dalla FilmAuro di De Laurentiis: Sky Captain. Seguiranno Christmas in Love, Manuale d'Amore e, nella stagione successiva, Crash-Contatto Fisico. Gli sponsor cinematografici saranno prima inframezzati dalla presenza del logo della catena di supermercati di Maurizio Zamparini, Mandi (che in friulano significa "ciao") e poi sostituiti dal logo dell'acqua Lete. Sì, il pataccone rosso amato da grandi e piccini.
AVELLINO-NAPOLI - Che coincidenza! Anche lei è venuto in trasferta? Ma quante possibilità c'erano di trovarsi?". Il sole picchia forte sullo stadio Partenio di Avellino, è ormai giugno inoltrato. "Si ricorda? Eravamo seduti vicino alla prima, col Cittadella. Divertente quel 3-3". I cori di avellinesi e napoletani quasi coprono la risposta dell'uomo con il cappellino. "Dai, tutto sommato non è andata male sta stagione".
Nella prima parte di stagione il Napoli ha discretamente faticato, trovandosi a ridosso della zona playoff durante le vacanze di Natale. Il mercato fatto in fretta e furia, pescando tra chi era rimasto disponibile a settembre, non ha aiutato, così come la preparazione atletica quasi nulla. A gennaio Gian Piero Ventura è stato sostituito da Edi Reja, e il mercato ha portato nomi importanti per la categoria. La rimonta riesce, anche se in parte, e il Napoli conclude la regular season al terzo posto, dietro a Rimini e Avellino. Nei playoff supera la Sambenedettese in semifinale e in finale ritrova i corregionali biancoverdi, che in campionato non era riuscito a battere né all'andata né al ritorno.
"Soprattutto da gennaio, vero. Quel Ventura mica mi piaceva, secondo me più in alto della Serie B non può allenare". Le squadre stanno entrando in campo, la tensione è palpabile. La partita d'andata è terminata 0-0, quindi ci si gioca tutto ad Avellino. "Mi ha chiesto chi gioca oggi? Certo, glielo dico subito". In campo, nel frattempo, Reja stringe la mano a Francesco Oddo. "Gianello; Bonomi, Giubilato, Accursi, Grava; Montervino, Montesanto; Mora, Pià, Capparella; Sosa". L'uomo con il cappellino ringrazia. "Abbiamo visto di peggio quest'anno, no?"
NAPOLI-PERUGIA - Che fai domani alla fine?". Uno dei primi veri caldi avvolge lo Stadio San Paolo, che trabocca di tifosi. "Niente male come programma per Pasqua. Speriamo ci facciano passare una bella Pasqua pure questi qua". Punta con il dito verso il campo, dove ci sono undici maglie azzurre e undici maglie rosse. Le seconde le indossano i giocatori del Perugia. "Finora ha portato fortuna sedersi vicini, chi lo avrebbe detto dopo Avellino". I 70.000 tifosi presenti fanno un rumore infernale, i cori rimbombano nello stadio. "Vero, eravamo seduti al contrario, però dal gol dell'1-2 di Sosa ci siamo invertiti. Era quello il problema". L'arbitro fischia l'inizio. "Vediamo di vincerlo oggi, non credo di reggerne un'altra".
Il Napoli, rimasto scottato dalla sconfitta nei playoff dell'anno precedente, nel 2005/06 è la squadra da battere. Nella prima parte di stagione ha luogo una bizzarra sfida per il primo posto tra i partenopei e la Sangiovannese, ma presto i toscani si staccano, come farà anche il Frosinone, che aveva tentato di prendere il ruolo di sfidante. Nonostante un rallentamento a inizio 2006 il Napoli arriva alla vigilia di Pasqua con la possibilità di vincere il girone con tre giornate d'anticipo, trascinato dai gol dell'Arciere Calaiò.
Ha segnato il Chieti! Ha segnato il Chieti!". Si girano una trentina di teste dalle file davanti. "Giuro! Quello laggiù ha una radio. Il Frosinone sta perdendo". Si abbracciano. Il cappellino salta via. L'abbraccio si estende anche alle file sopra e sotto. Qualcuno lancia dei coriandoli fatti con il programma della partita. "Però un gol per stare tranquilli andrebbe fatto".
"L'ARCIERE! L'ARCIERE! Vieni qua! Abbracciami!" Lo stadio è esploso, le bandiere azzurre che sventolano fanno sembrare gli spalti il mare in tempesta. "Ho fatto bene a comprare la sua maglia". Da dietro arrivano pacche sulle spalle e sulla schiena, c'è chi si abbraccia e chi già piange. Il gol di Capparella a metà secondo tempo servirà solo a sigillare il risultato. "Ti rendi conto che torniamo in Serie B? Ti rendi conto? Niente più Sangiovannese, Cittadella o altre squadre che nemmeno sappiamo da dove vengono". Dopo altri venti minuti, in cui era scritto nelle stelle che il Perugia non avrebbe mai segnato, l'arbitro fischia la fine. Il Napoli è in Serie B.
Tutti piangono e si abbracciano, in campo e sugli spalti. El Pampa Sosa si erge a capopopolo, a cavalcioni della traversa, guidando la gioia di compagni e tifosi. Reja viene lanciato in aria dai suoi giocatori. De Laurentiis ha deciso di tenerlo dopo la sconfitta in finale playoff l'anno precedente e la scelta ha ripagato. Ad esultare e commuoversi in mezzo al campo ci sono Montervino e Montesanto, che c'erano quando non c'era una squadra, c'è Calaiò che ha segnato pure quel giorno e si avvia ad essere capocannoniere, c'è il giovane Luigi Vitale assieme a Gaetano Fontana, che di anni ne ha già fatti 36. Tutti uniti, assieme ai tifosi, in un enorme liberazione e sollievo: l'incubo della Serie C1 è finalmente finito.
EPILOGO - "Ma tu sei..." I petardi scoppiano in lontananza, più vicini, invece, risuonano i clacson e i cori dei tifosi. "Eh sì, parecchio che non ci si vede. Sei ancora abbonato nello stesso posto?" Vengono interrotti da un gruppetto di ragazzi che canta e festeggia. "No io oggi ero dall'altra parte invece, con i bambini. È già il secondo anno che li porto allo stadio". Passa una macchina, dal finestrino sbuca fuori un ragazzo con la maglia del Napoli e un bandierone che sventola seguendo il movimento dell'auto. "Ma ti ricordi quella volta? Credo fosse la prima che ci vedevamo. 3-3 era finita, giusto? Pensa tu, contro il Cittadella giocavamo". Iniziano a sentirsi e vedersi dei fuochi d'artificio parecchio vicini, che rischiarano i tetti delle macchine e le facce della gente. "E quel cappellino ce l'hai ancora? Ti tocca cambiarlo mi sa, ce ne vuole uno con il 3 al posto del 2 dentro lo scudetto".
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