Napoli, è un vero flop. Sparito in tre giorni

Terza sconfitta esterna di fila per la squadra di Benitez: ora la Champions a rischio

corrieredellosport.it
03/16/2015 09:16
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NAPOLI - Tre giorni per scoprire che il Napoli s’è geneticamente modificato, controfigura pallida di se stesso, la copia sbiadita d’una squadra verticale: perché Verona è fatalmente crudele, è la rappresentazione - sintetica - d’una crisetta d’identità, di risultati ch’è nei fatti, scandita ad alta voce dalla terza sconfitta consecutiva. Tre giorni per accorgersi che il Napoli s’è sgonfiato, d’incanto, ed ha lasciato con la Dinamo Mosca (ai sei undicesimi) le proprie energie, quelle già (in parte) prosciugate dai settanta minuti con l’Inter, quelle che scavando in se stesso non riesce mai a scovare.

E UNA - L’eclissi inizia a Palermo, la «notte» dolorosa di Rafael (quella che gli costa il posto): è uno choc mica solo per il portiere, ma per una squadra che comincia ad annusare la pesantezza nelle gambe e nella testa, perché intanto ha cominciato a giocarne tante (due gare nei precedenti dieci giorni). E’ l’avvio del ciclo «proibitivo» dal punto di vista fisico, un tour de force che lascia tossine e sparge acido lattico: 3-1, per gradire.

E DUE - Poi c’è Torino, chissà se la peggior edizione stagionale, forse «Beniteziana»: il Napoli compare nella ripresa, per quarantacinque minuti ha in campo la controfigura, eppure ha battuto (in casa) il Trabzonspor senza spendere, ne ha cambiati nove. Sembra una questione psicologica, talvolta anche tattica, una scelta di aspettare il Torino (reduce dal bltiz di Bilbao), farlo spremere, attendere che si consumi; invece, il ko si concretizza nella ripresa, su calcio d’angolo, difesa schierata e vittima di un «blocco» di Moretti, capitalizzato da Glik.

E TRE - Poi Verona, dove però c’è qualcosa dell’avversario, che si prende il campo, decide di andare di slancio addosso all’avversario, di giocare sul ritmo: al Napoli della settimana precedente, quello con l’Inter, si possono imputare piccole sfumature d’appannamento, quello letale nel finale, però per un’ora ed oltre, settanta minuti per la precisione, fa la partita, anche se speculando sugli sbilanciamenti altrui. Ma la sa leggere e quando deve sa anche imporla. Il match con la Dinamo Mosca qualcosa ha sottratto, ma mezza squadra ha avuto modo di rifiatare, uomini freschi ce ne sarebbero, ed anche l’emergenza va messa nel conto (come eventuale alibi): Maggio e Gabbiadini sono reduci da affaticamento muscolare, Henrique è squalificato, Strinic non può dare il cambio a Ghoulam (né potrà farlo giovedì sera a Mosca) e, innanzitutto, non c’è Gargano, che ha la gamba per andare a fare il pressing, che concede anche l’alternanza.

INVOLUZIONE - Da Palermo, a Torino e sino a Verona c’è un mal di trasferta che si avverte, c’è anche un appassimento che emerge, c’è soprattutto lo specchio d’una vita improvvisamente (eccessivamente) spericolata per riuscire ad afferrare la Champions: perché la Roma, che sembrava così vicina, adesso rischia di allontanarsi; perché la Lazio, che pareva distante, potrebbe scappare; e la Fiorentina ulteriormente avvicinarsi. E il finale di questo campionato, diviene un «giallo» in piena regola: mentre De Laurentiis, Napoli, Benitez, speravano fossero azzurro.

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