Dossena esclusivo: «Io, il mostro in prima pagina»

L'ex giocatore del Napoli parla in un'intervista esclusiva al Corriere dello Sport-Stadio. L'accusa di furto, le ore in caserma, poi il chiarimento: "Una bolla di sapone, ma ora vado al contrattacco"

corrieredellosport.it
04/23/2015 10:31
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ROMA - A un certo punto, è parso un romanzo, una fiction o una commedia dell’assurdo: la scena madre d’un film (dell’orrore). Le sirene, l’allarme, la Polizia che plana addosso e il can-can: fermi tutti però eravamo a Londra, e Andrea Dossena - con moglie e figlioletto - s’è ritrovato nel bel mezzo d’una visione angosciante dell’esistenza, ciò che pensi sia surreale e che invece accade proprio a te. Ma poi c’è il lieto fine e ora si può vivere felici e contenti d’essere usciti dalla porta principale d’una ossessione e di poter sgranare gli occhi. C’è scritto the end.

Dossena, da dove partiamo?«Semplice: le racconto cosa ci è capitato. E proviamoci. Tanto ho tutto molto bene scolpito nella memoria e sono fotogrammi che hanno lasciato un segno».

Era una normale giornata in versione turistica, lei che però in Inghilterra ci lavora e ci vive. «Abito a cinque minuti dai Grandi Magazzini Harrods. E siamo andati, io mia moglie Debora e mio figlio Romeo, a fare un giro. E’ sotto casa nostra, ci vuole niente».

Fino a quando... «Non siamo arrivati alla cassa ed ho pagato, senza aver notato che nella borsa c’era anche una confezione di bresaola ed un barattolo di miele. Non so come sia successo, né come abbia fatto: non me ne sono assolutamente accorto».

E a quel punto che scatta l’allarme. «E che veniamo placcati, come si farebbe in certi casi con i terroristi. Io ero ovviamente incredulo, non solo per il gesto, ma perché non mi rendevo conto cosa stesse succedendo e perché ciò accadesse: non avevo ancora percezione dell’errore».

La fermano, procedono con l’ispezione, le fanno notare l’infrazione. E le chiedono, ovviamente... «I documenti che dimostrassero la legittimità del nostro status, di residenti londinesi. Io ovviamente non potevo averli con me, li avevo lasciati a casa. E a quel punto ci hanno portato in caserma, dove ci hanno tenuto fino alle dieci e mezza della sera, incuranti delle esigenze di un bambino di due anni e mezzo, che ha i suoi ritmi, i suoi orari, dovrebbe far la pappa e che invece non ha potuto mangiare. Mi consenta: assurdo comportarsi in questo modo nei confronti di un bambino».

Il momento non era dei più esaltanti. «Io ero innanzitutto preoccupato per Debora e per Romeo, completamente estranei all’episodio, perché l’errore, la svista, è stata esclusivamente mia. Ma la loro presenza è stata anche la mia fortuna, perché li avevo vicini, sentivo la presenza di Debora che è una roccia, la mia roccia».

Quali sviluppi ha avuto la vicenda?«E’ stata confermata la mia assoluta buona fede anche dalla Polizia e dopo due giorni il caso, come si dice in genere, è stato chiuso».

Ora che la sua storia rimane confinato nel passato, ha avviato una serie di azioni legali.«Semplicemente perché voglio, e penso sia giusto, tutelare l’immagine mia e dei familiari. Abbiamo vissuto momenti di grave disagio».

E anche poi, si può dire, di ilarità... «I miei compagni avevano il pretesto per prendermi in giro, per scherzarci su, per divertirsi con me».

Lo stato d’animo del momento, a due settimane da quel pomeriggio a modo suo terribile? «Ora sono tranquillo, è acqua passata. Ma quando mi fermo a riflettere, ritengo completamente ingiusto il caos mediatico che è venuto fuori. Non c’è stata privacy, non c’è stato neanche rispetto».

S’è trovato sui tabloid e poi lei sa com’è l’informazione oggi, viaggia a velocità supersonica, praticamente in diretta. «Una ricostruzione fantasiosa. C’è chi ha scritto senza aver conoscenza dell’incidente, come se non sapessero, come se non fossero informati, anzi come se fossero disinformati. Sono stati coinvolti Debora e Romeo, che erano invece completamente estranei ed innocenti, perché la distrazione è stata mia. E mi sono ritrovato nei titoli: Dossena ladro. Come se fossi andato a rubare un Rolex».

Cambia qualcosa nel suo rapporto con l’Inghilterra? «Assolutamente nulla, perché noi abbiamo scelto di vivere a Londra, che è stupenda. Abbiamo una bella casa, abbiamo imparato, e bene, la lingua. E Romeo non solo va a scuola, chiaramente all’asilo, ma è iscritto anche alla scuola calcio: piede destro, un campione».

Il peggio è passato. «Sto vivendo nella normalità, adesso».

Resterà a vivere a Londra? «No, ma perché abbiamo preso casa a Milano, torneremo lì. Debora è innamorata di quella città, che sentiamo come la nostra. Ma posso dire e devo dire che in tutto questo tempo qui stiamo stati benissimo».

E’ persino tornato immediatamente in campo. «Dopo quarantotto ore, al fianco dei miei compagni del Leyton Orient. Dobbiamo salvarci, vogliamo salvarci».

E però ora sta per partire con un’altra battaglia. «Soltanto il desiderio di tutelare me stesso, Debora e Romeo. Per quanto riguarda l’immagine, è stata immediatamente rivalutata dalla verità emersa. Ma dinnanzi a certe notizie fantasiose, sei impotente».

Cosa significa ritrovarsi “mostro” in prima pagina? «Scoprirsi al centro di caso montato sul nulla. E purtroppo non poterci fare niente, sentirsi impotente dinnanzi alla potenza della notizia. Io posso solo raccontare la mia verità, che poi è la verità».

E’ riuscito a farsi qualche risata grassa, da quella sera.«Sì, ma la bresaola non l’abbiamo più comprata».

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