Napoli, Sarri: Col Frosinone non possiamo sbagliare. Mercato? Non chiedo giocatori

Il tecnico: Spero in un San Paolo pieno. Il mio rinnovo? Ne parleremo a fine stagione

corrieredellosport.it
05/08/2016 23:30
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TORINO - Maurizio Sarri è soddisfatto dopo la vittoria del suo Napoli a Torino, ma chiede di mantenere l'attenzione alta in vista dell'ultima partita contro il Frosinone: «Questo è un passo importante ma manca ancora una gara, dobbiamo rimanere con la testa sul campionato perché non possiamo sbagliarla - dice il tecnico azzurro ai microfoni di Premium Sport - Spero in un San Paolo pieno che ci dia una mano per un’impresa perché alla fine il Napoli ha fatto al Champions tre volte in 100 anni. I tifosi ci hanno sempre dato una mano, spero lo facciano anche per l’ultima partita. Anche a Roma avevamo fatto bene, qui a Torino abbiamo fatto 65 minuti di grandissimo livello, con il solo rammarico di essere sopra solo di due reti. Il gol preso ci ha messo un po’ di timore ma alla fine non abbiamo rischiato troppo. Le percentuali alla fine sono come le statistiche, lasciano il tempo che trovano: ci sono le possibilità, non è una sfida impossibile ma anche se ci fosse una sola possibilità di fallire noi non dobbiamo farla.


IL MERCATO - «Non ho mai chiesto giocatori, se me li danno li prendo altrimenti lavoro su quelli che ho. Mi stanno sulle scatole gli allenatori che chiedono i giocatori, a chiedere sono buoni tutti, noi dobbiamo fare un altro lavoro. Il direttore sa quali giocatori si possono abituare bene con me ma io ho la follia di pensare che questa squadra sia forte. Il giocatore che è cresciuto più di tutti? Forse, rispetto all’anno scorso quello che è migliorato di più rispetto all’anno scorso è Koulibaly. Ma comunque Allan e Jorginho sono cresciuti molto, Hamsik è tornato sui suoi livelli, Callejon è straordinario, Pipita ha fatto un campionato stratosferico. Sarebbe riduttivo dire solo un nome. Rinnovo di contratto? Abbiamo sempre detto che ne avremmo parlato alla fine del campionato, manca ancora un partita, non ne parleremo prima».

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