Diawara, oltre la ruleta: sostanza, personalità, emblema del progetto Napoli

C’è vita oltre Jorginho: Diawara ha dimostrato di poter essere utile, per lui anche una ruleta. Sarri ora lanci anche gli altri.

10maggio87.it
10/24/2016 10:43
10maggio87.it
NAPOLI - Il Napoli di Crotone è in cerca di un eroe, ma la caccia è molto più breve di come appare a prima vista. Perché segna Callejon, segna addirittura un difensore, Maksimovic, su azione d’angolo. Quindi, come dire: bisogna andare oltre la normale grazia di dio dello spagnolo-ombra, oltre la comparsa di un bomber improvvisato. Insomma, per trovare questo personaggio chiave bisogna andare oltre i gol. E oltre i gol, c’è lui. Non potrebbe essere altrimenti: Amadou Diawara. Invocato, richiesto, chiamato a gran voce dalla (giusta, comprensibile) curiosità di un pubblico che aveva una grande voglia di conoscerlo al di là dell’emergenza, al di là di venti minuti in un Napoli-Besiktas strano, antipatico.


LA PRESTAZIONE - Ed eccolo qui, Amadou. Prestazione a metà, ma non nel giudizio o nel rendimento. No, proprio come genetica: nel primo tempo si è visto un calciatore che è stato l’alter ego perfetto di Jorginho, giocata semplice, massimo due tocchi, palla al compagno più vicino e mantenimento della posizione. Qualche sollecitazione da parte di Sarri a farsi vedere di più, a farsi affidare maggiormente la palla. Poi, nel secondo tempo, abbiamo visto l’altra faccia di Diawara. Che sta nella ruleta, certo, in una giocata piede-giravolta-piede in un fazzoletto. Quella è personalità mista a sfrontatezza, è sicurezza nei propri mezzi appoggiata sopra l’incoscienza. Anche quello è Diawara, ma Diawara è (è stato) soprattutto altro: è la capacità di giocare il pallone con raziocinio in ogni zona del campo, con e attraverso cose che sembrano facili perché sono effettivamente le più facili, ma solo quando sono riuscite bene. Dirlo a cosa fatta, è sempre facile. La caratteristica dei campioni, secondo la narrazione comune, è proprio questa: rendere semplice, nonché consueto, quello che per gli altri è complicato.


I NUMERI - Certo, Jorginho è ancora il titolare. Dal suo recupero, sommato a quello di Albiol, passano molte fortune di una squadra che ha un disperato bisogno di sentirsi bene con se stessa per poter giocare ai suoi livelli. Ancora oggi non è ancora andata così, anche se dal 30esimo al 90esimo il Napoli ha giocato con un uomo in meno. Partite di questo tipo non puoi giudicarle per quello che ha fatto la squadra, non sarebbe corretto; partite così, però, servono a vedere cosa hanno fatto e possono fare i giocatori. E allora, sorridiamo il doppio (ma senza farlo vedere) per questo giovane (giovanissimo, neanche 20 anni) ragazzo che ha saputo dire la sua in un momento così complesso. Le statistiche sono dalla sua – 63 passaggi di cui 4 sbagliati, un key pass e ben 5 eventi difensivi (4 palle intercettate e 2 rilanciate) -, ma è il senso del suo inserimento ad essere importante. Dà al Napoli una profondità reale mai avuta in quella zona del campo, permette a Sarri di pensare a una vita oltre Jorginho senza immaginarsi il cataclisma. Soprattutto, permette all’italobrasiliano di recuperare con calma quello che sembra(va?) aver perso rispetto all’anno scorso: smalto, intelligenza tattica, semplice proprietà di gestione della palla.


SARRI - Sarri, l’abbiamo capito, fa una certa resistenza quando si tratta di schierare i giovani. Più che i giovani in senso stretto, però, si riferisce ai giovani nuovi arrivati: Zielinski ed Hysaj, entrambi del 1994 (22enni, quindi) sono quasi regolarmente in campo. La sua gestione può diventare un limite, sapete come la pensiamo, ma può portare anche a una crescita organica e a un inserimento reale di questo importante patrimonio del Napoli. Oggi è toccato a un ragazzo che ha subito dimostrato di poter dare qualcosa a questa squadra, e questa è una prima conquista. Del Napoli, dell’allenatore, degli stessi calciatori. Tutti stanno crescendo insieme, stanno scoprendosi forti, stanno imparando a far convivere tutte le tante anime di questo progetto. Come dire: Sarri ci ha messo sei settimane per presentare Diawara in questo stato, e i meriti (perché un calciatore così è un merito, da dividere) sono di tutti se è già così pronto. Della società che l’ha acquistato, del calciatore per le sue doti, dell’allenatore che lo sta adattando al proprio modo di giocare. A queste condizioni, va bene così. Rientrerà Jorginho, ma Diawara tornerà ancora utile. Deve tornare ancora utile. Così come dovrà avvenire per Rog, con e ai tempi giusti. Amadou Diawara in Crotone-Napoli, quello di oggi, dovrà essere ricordato solo come un assaggio, un antipasto, una gustosa anteprima. È per il bene del Napoli, di Sarri e pure un po’ di Jorginho, così si impegna a fare meglio, a ritrovare di nuovo il calciatore fondamentale per i meccanismi del Napoli. Questa, per dirla con una frase, è la forza di saper/poter cambiare, è la forza di un grande club. Che ha scelto i giovani, e ora sta presentando il campionario. Non è male, come primo approccio.


Tratto da Il Napolista

Argomenti correlati