Napoli, un applauso a Sarri e Hamsik

L'Inter è caduta proprio quando ha dovuto affrontare più di un match in una settimana. Roma, Di Francesco deve far convivere Schick con Dzeko

corrieredellosport.it
12/17/2017 08:55
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ROMA - È durata solo due settimane la supremazia dell’Inter nella corsa verso uno degli scudetti più combattuti della storia del calcio italiano: il crollo casalingo contro l’Udinese e la successiva vittoria del Napoli a Torino hanno capovolto le posizioni in testa alla classifica e riconsegnato alla squadra di Sarri quello che la Juve le aveva tolto andando a conquistare il San Paolo.

In un week end così bello per i napoletani è arrivato anche lo straordinario record di Marek Hamsik, un capitano da celebrare non solo per la sua fedeltà ma anche per la sua bravura: con il gol di ieri, infatti, ha raggiunto a quota 115 addirittura Diego Armando Maradona in testa alla classifica dei marcatori azzurri. Considerando che lo slovacco è un centrocampista e non un attaccante possiamo comprendere il livello dell’impresa che naturalmente può essere ancora migliorata: dalla prossima rete in poi, Hamsik può andare in fuga e diventare un capitolo importante della storia del club, magari impreziosita anche da qualche successo di squadra. Il gol del clamoroso aggancio è arrivato 3776 giorni dopo il primo, realizzato in Coppa Italia contro il Cesena: adesso il capitano azzurro può puntare anche al record di presenze che appartiene a Bruscolotti (387 contro 374). Numeri da campione.


Non è un caso che il Napoli si sia riacceso alla conclusione di una settimana in cui non aveva giocato un turno di coppa: riposandosi e allenandosi senza altri stress, la squadra ha ritrovato freschezza e fantasia e ha segnato tre gol in trasferta mettendo una seria ipoteca al titolo d’inverno. Di contro, l’Inter è caduta per la prima volta in questa stagione quando ha dovuto giocare una partita di Coppa tra i due turni di campionato. Con il Pordenone, che martedì aveva già fatto barcollare i nerazzurri nonostante gli inserimenti in corsa di Icardi e Perisic, era già suonato il campanello d’allarme. Con l’Udinese, che ha giocato la partita perfetta (complimenti a Massimo Oddo, alla terza vittoria consecutiva), è arrivato il crollo. Evidentemente Spalletti, che non riesce a stare in testa alla serie A più di due turni di fila, non aveva colto il primo segnale e se lo aveva colto non ha saputo trovare le soluzioni giuste. Non gli ha neanche portato fortuna quel messaggio pubblicato su Instagram dopo il pareggio contro la Juve: sfidando con l’ironia i presunti gufi, si è... autogufato. Con l’arrivo delle prime tensioni in nerazzurro, soprattutto sul mercato, vedremo se il tecnico saprà rialzare la squadra senza perdere energie alla caccia del nemico da combattere.

Alla Roma sono stati necessari sei minuti di recupero per far cadere il bunker di un Cagliari molto organizzato. Sull’Olimpico aleggiava già l’incubo del secondo 0-0 consecutivo dopo quello contro il Chievo ma un guizzo di Fazio (sottoposto ad un controllo del Var che ha strozzato il primo urlo dei giallorossi) ha risolto i problemi di Di Francesco che ancora non riesce a far convivere Schick con Dzeko. Ci vorrà ancora del tempo, ma intanto la Roma ha recuperato due punti sull’Inter, tenendo il passo del Napoli in attesa del recupero contro la Samp. E a proposito di Var, segnaliamo che dopo la brutta figura di Giacomelli e dei suoi assistenti in Lazio- Torino, in questo sabato la tv è stata decisiva per ribaltare le decisioni prese sul campo: fallo di mano di Santon (uguale a quello di Iago Falque) e rigore all’Udinese, fallo di Cragno su Dzeko (che era stato ammonito per simulazione) e rigore alla Roma. Ma alla fine conta sempre la decisione dell’arbitro e non tutti sanno ammettere pubblicamente di aver sbagliato cambiando decisione...

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