Insigne: «Scudetto? Napoli ha bisogno di vincere»

Lunga lettera dell'attaccante di Sarri a "The Players' Tribune": dall'infanzia sognando gli scarpini di Ronaldo alla redenzione di fronte a D10S, Diego Armando Maradona

corrieredellosport.it
02/19/2018 15:05
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ROMA - Shorty. Troppo basso. I rifiuti da parte del Napoli, del Torino, dell'Inter, perché era troppo basso. «Tecnica, forza, velocità, tutte cose che puoi allenare, tutte cose in cui puoi migliorare. Ma l'altezza? Come dovevo fare? Ero disperato, dissi a mio padre che avrei smesso di giocare, a 14 anni. Lui mi disse solo: "Bene, ora cosa farai?". E io lì: "Oddio, davvero, cosa farò?". Decisi di continuare, e per fortuna il Napoli mi diede un'altra opportunità pochi mesi dopo. Tra tanti ragazzi, avevano visto qualcosa in me. E io sognavo di giocare una partita almeno, una sola, con quella maglia, per poter morire tranquillo». E' solo una piccola parte dell'emozionante lettera di Lorenzo Insigne pubblicata sul "The Players' Tribune", dedicata alla sua infanzia, al calcio, al sogno di diventare calciatore e al Napoli. «La mia prima partita con la maglia del Napoli fu a Livorno. Tornammo con l'aereo, mio padre mi venne a prendere all'aeroporto e mi riportò a casa. Gli chiesi se qualcuno del quartiere mi aspettasse, lui mi disse di no, che dormivano tutti, che nessuno mi aspetttava. Appena arrivammo, l'intero quartiere si riempì di fuochi d'artificio e di musica, c'era una gigantesta torta che mi aspettava, era incredibile. Ma la cosa più bella era il viso di mia madre, pazza di calcio più di ogni ragazzo. Il Napoli è nel nostro sangue».

«NAPOLI HA BISOGNO DI VINCERE» - La lettera inizia con un peccato di gioventù, una ricerca da bambino delle scarpe che indossava Ronaldo, il Fenomeno, nella città che aveva visto Dio, anzi D10S, giocare a calcio. Un culto che lo scugnizzo di Frattamaggiore ha abbracciato poi con tutta l'anima, quella stessa anima che sta mettendo cercando di regalare al Napoli il titolo di campione d'Italia: «Il mio unico pensiero è vincere il campionato. Mi ha fatto male al cuore perdere il Mondiale con l'Italia, non ci sono parole per esprimere il mio dispiacere, ne soffro ancora. Ma ho dovuto chiudere quel capitolo e focalizzarmi sul cercare di vincere il primo scudetto della mia vita con il Napoli. Voglio farlo per la mia città, per il mio quartiere, per i miei amici, per la mia famiglia, per i miei bambini. Anche Dio in persona è stato amato qui. E per Dio, chiaramente, intendo Maradona. Ogni volta che gioco al San Paolo ho il batticuore pensando a quello che significa per la mia famiglia, a tutti i sacrifici di mio padre, a tutto quello che fece per comprarmi quelle scarpe, quel sacrificio da cui è iniziato tutto il sogno. E ora mi emoziono pensando che gioco dove ha giocato il più grande giocatore del mondo, dove ha giocato Maradona. Con tutto il rispetto per Ronaldo, ora che sono più grande e conosco la mia storia, mi pento e dico che Maradona è stato il più grande che abbia mai vissuto. Ronaldo, avevi delle scarpe fantastiche. Eri un genio, eri la mia ispirazione. Ma sono Napoletano, e per noi napoletani c'è solo un re e il suo nome è Diego».

 

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