NAPOLI - La pace sia con loro: e con il rinnovato spirito ch'emerge da un «faccia a a faccia» breve, una presa di mano rapida per dirsi semplicemente ciò che si deve, in casi del genere, quando va evitato il rischio di perdersi nel silenzio, covando dentro di sé anche solo tracce di malinconia. «Scusa, mister». E’ persino superfluo abbondare in parole, in certi casi, e un gesto è più che sufficiente per archiviare un «caso» e ridimensionarlo ad incidente di percorso: capita, agli umani, e ad Allan è successo sabato mattina, quando «passeggiando» per Castel Volturno ha spinto Gattuso ad usare le maniere forti, a ringhiargli frontalmente, prima di spiegare - senza scendere in troppi particolari, cosa fosse accaduto. «Allan non è convocato perché non si è allenato come dico io, si è fatto grosse camminate ed è giusto che resti a casa. Poi per Brescia vedremo, ma senza rancore e né polemiche». E neanche un rigurgito d’indolenza, anzi: Allan Marques Loureiro si è ripresentato a Castel Volturno ed è andato subito da Gattuso, pentendosi per l’atteggiamento, e dopo aver scambiato «il cinque» con il proprio allenatore, gli ha dimostrato «tangibilmente» ciò che gli era rimasto in corpo. Un’ora e quaranta minuti secchi, alla Allan (o alla Gattuso, fate voi), l’unica dimostrazione palpabile che si poteva offrire, per rimuovere quella incomprensione scatenata da una presenza pallida, blanda, irritante sino al punto da costare la trasferta di Cagliari.
Allan ha ricominciato a correre, lo ha fatto anche domenica mattina, e ha restituito un senso a ogni scatto, a qualsiasi esercizio; e si è candidato per salire sull’aereo che giovedì porterà il Napoli a Brescia.
NAPOLI - La pace sia con loro: e con il rinnovato spirito ch'emerge da un «faccia a a faccia» breve, una presa di mano rapida per dirsi semplicemente ciò che si deve, in casi del genere, quando va evitato il rischio di perdersi nel silenzio, covando dentro di sé anche solo tracce di malinconia. «Scusa, mister». E’ persino superfluo abbondare in parole, in certi casi, e un gesto è più che sufficiente per archiviare un «caso» e ridimensionarlo ad incidente di percorso: capita, agli umani, e ad Allan è successo sabato mattina, quando «passeggiando» per Castel Volturno ha spinto Gattuso ad usare le maniere forti, a ringhiargli frontalmente, prima di spiegare - senza scendere in troppi particolari, cosa fosse accaduto. «Allan non è convocato perché non si è allenato come dico io, si è fatto grosse camminate ed è giusto che resti a casa. Poi per Brescia vedremo, ma senza rancore e né polemiche». E neanche un rigurgito d’indolenza, anzi: Allan Marques Loureiro si è ripresentato a Castel Volturno ed è andato subito da Gattuso, pentendosi per l’atteggiamento, e dopo aver scambiato «il cinque» con il proprio allenatore, gli ha dimostrato «tangibilmente» ciò che gli era rimasto in corpo. Un’ora e quaranta minuti secchi, alla Allan (o alla Gattuso, fate voi), l’unica dimostrazione palpabile che si poteva offrire, per rimuovere quella incomprensione scatenata da una presenza pallida, blanda, irritante sino al punto da costare la trasferta di Cagliari.
Allan ha ricominciato a correre, lo ha fatto anche domenica mattina, e ha restituito un senso a ogni scatto, a qualsiasi esercizio; e si è candidato per salire sull’aereo che giovedì porterà il Napoli a Brescia.
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